Perché si somministrano più vaccini di quelli obbligatori?

di Maria Pirro

«Sta cadendo l'idea dell'obbligatorietà: le vaccinazioni con farmaci sicuri, contro malattie gravi, sono tutte fortemente raccomandate. Obiettivo: difendere il singolo bambino e la comunità ma per riuscire a bloccare il virus occorre una copertura del 95 per cento. Per questo motivo, con criteri di assoluta trasparenza e nei tempi stabili vanno praticate; mentre l'introduzione di nuove vaccinazioni come il meningococco b, il rotavirus o l'anti-varicella vanno ponderate: è inutile che ogni regione faccia per sé». Lo dice Paolo Siani, pediatra e primario dell'ospedale Santobono, uno dei quattro esperti - con Silvestro Scotti, medico di famiglia e presidente dell'Ordine di Napoli, Giulio Tarro, infettivologo e primario emerito al Cotugno, Maria Triassi, igienista e presidente campano della Commissione vaccini - interpellati dal Mattino.it per parlare di vaccini, influenza, meningite, paure e caos dovuti anche alle differenze nell'offerta gratuita di farmaci, differenze che resistono tra Regioni. Ce ne sono alcune, ad esempio, che hanno reso la profilassi obbligatoria per accedere all'asilo nido, altre che propongono servizi diversi addirittura nella stessa provincia. E non tutti i vaccini in commercio o somministrati gratuitamente dalle Asl sembrano efficaci quest'inverno a evitare la febbre, così come non tutti devono aderire alla campagna di prevenzione. Naturalmente, le domande riguardano anche la questione dell'autismo e gli altri dubbi diffusi tra i genitori. E, non manca, un ultimo interrogativo: perché gli stessi medici quasi mai si vaccinano? 
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(immagini e montaggio con Newfotosud - Annalisa Nuzzo, Alessandro Garofalo, Alessandro Pone)