Le dimore della Serao: i luoghi dove nacque e visse donna Matilde

«Ecco quel che si dice un originale, e come donna e come scrittrice la signorina Serao ha avuto in sorte un sentimento artistico dei più spiccati, ma non l'indole molle e svenevole, che si suole attribuire ai meridionali, e che al postutto converrebbe al sesso gentile più che al nostro. Di fisico è piuttosto bella, una bellezza decisa, maschia, assai simpatica. Oggi non è più giovane, giovane. La signorina Serao è scettica, bizzarra, bizzarra e indipendente, come l'arte che brilla nei suoi scritti. Essa si ride egualmente degli adoratori come dei calunniatori... coi suoi frizzi mordaci... Se la Colombi vi fa sorridere, se la Neera vi tocca il cuore, la Serao vi agita, vi scuote, vi scalda la mente, vi tormenta i nervi..., se li avete troppo sensibili».

Così, il 9 marzo 1884, Matilde Serao allora 28enne - veniva descritta in un insolito ma significativo medaglione pubblicato sul giornale milanese «Il Convegno» - oggi misconosciuto ai più - nella sezione «Letteratura e letterati: Le donne che scrivono». Un ritratto che può far sorridere, ma che fa il paio con un lusinghiero e altrettanto dimenticato «medaglione» dedicato, il 17 giugno 1899, dal prestigioso settimanale parigino «Le Monde Illustré», diretto da Édouard Desfosses, a Donna Matilde: «romanziera e giornalista italiana» dal «talento universalmente noto», definita anche «viva, briosa, spirituale, lavoratrice, infaticabile». Già. Sorprendente

Donna Matilde: per Antonio Ghirelli un autentico «miracolo artistico ed esistenziale» di incredibile quanto ormai proverbiale operosità dispiegata nella sua lunga carriera - giornalistica e letteraria - di successo internazionale, ai suoi tempi, come dimostra l'apprezzamento dei francesi. A darne ora una ulteriore (e concreta) conferma, sul fronte dei giornali nazionali e stranieri frequentati per mezzo secolo da «Matildella» (ma non ancora esplorato nella sua completezza), è una corposa mostra ricca di sorprese, dal titolo «Viaggio alla scoperta della Serao giornalista attraverso 70 rare testate italiane e francesi», in programma da oggi a metà ottobre nelle sale dell'Emeroteca-Biblioteca Tucci al secondo piano del Palazzo delle Poste di Napoli, in piazza Matteotti (inaugurazione alle 11, seguita dalla proiezione di un filmato inedito a cura di Stefania De Bonis e da un dibattito con la partecipazione del direttore de «Il Mattino» Alessandro Barbano e di Salvatore Maffei, presidente della Tucci e curatore della mostra, che con ostinata pazienza e abnegazione ha rintracciato ed esposto una cospicua quantità di preziosi materiali che confluiranno, entro il 2017, in un ampio catalogo illustrato).

Nel novantesimo della scomparsa della grande «napoletana di Patrasso», «George Sand italiana» e «Balzac in gonnella», madre fondatrice del «Mattino» (e non solo), l'omaggio della Tucci coincide non a caso anche con i primi 110 anni di vita della storica Emeroteca-Biblioteca: che per questa occasione espone al pubblico, in 40 bacheche, oltre 70 giornali, riviste o strenne rarissimi molti addirittura esclusivi per l'Italia che ospitarono la Serao, dagli esordi giornalistici, nel 1878, fino al 1925, due anni prima della fine di una donna che seppe dipingere con la penna. E sono testate (per adulti, per ragazzi, per signorine, per signore) pressoché sconosciute anche agli studiosi, forse intimiditi dal «demone del giornalismo» che spingeva Donna Matilde a scrivere, scrivere, scrivere fino alla morte dissipando energie ovunque, dall'Italia alla Francia e oltre, in miriadi di contributi sparsi, di generi diversi: dalle note di costume alle recensioni, dalle riflessioni sulla donna, la maternità e l'amore (dominante) a racconti, novelle, reportage di viaggio, commenti, fiabe per bambini, lettere e polemiche letterarie.

Qualche esempio? Tra le testate non presenti in altre biblioteche italiane, si segnalano «Il Pungolo della domenica» del 1883, con una riflessione seraiana sulla scrittura dal titolo «Nihil»; il parigino «Le Monde moderne» del 1898, che ospita «L'Idylle de Polichinelle» (poi ripubblicato anche da «Les Heures Litteraires Illustrées», Parigi 1909); «Mon dimanche», rivista «popolare» che pubblica una «grande novella inedita» di Matilde Serao, «Le Pelerin passionné» nella traduzione di Macchiati, e il bellissimo «Le Gaulois du Dimanche» del 1908, che stampa con orgoglio un «racconto inedito» seraiano, «Madame la Marquise». La schiera dei giornali francesi rari o poco noti con interventi seraiani prosegue con «La Revue de Paris» (1898); «La Revue Blanche» (1899); la «Revue des deux Mondes» (1901); «Lyon Repubblicain Dans la Famille» (1902); «L'Illustration Theatrale» (1907) che ospita il testo teatrale di «Aprés le pardon» («Dopo il perdono»), a due mani con Pierre Decourcelle (che debuttò a Parigi il 19 novembre al Théàtre Réjane); il «Figaro», sempre del 1907; e ancora «Les Annales Politiques et Litteraires» (che ripesca una delle Leggende napoletane); «Je sais tout» (1910) e «La Revue Française» (1924).

Molte altre pubblicazioni sono «ufficialmente» presenti soltanto a Firenze, presso la Biblioteca Nazionale Centrale, ma di fatto non consultabili in quanto opere «alluvionate» dall'esondazione dell'Arno nel 1966. Non solo. L'importanza di questa mostra consiste inoltre nel ritrovamento di scritti seraiani mai citati sinora dai biografi della scrittrice e invece presenti in giornali e riviste di varie città italiane, da Roma a Milano, da Torino a Genova: come la «Rivista Nuova di Scienze Lettere e Arti» e «Il Convegno» del 1880, «La Tavola Rotonda» del 1892, dove Serao fa considerazioni su «Una canzone»; e ancora, «La Tribuna Illustrata» del 1893, «La Piccola Antologia» del 1894, «Capitan Cortese» del 1896, «Corriere d'Arte» del 1898, «Illustrazione Meridionale» del 1900, «Mater Suavissima» del 1901, «Rinascimento» del 1905, «Per la Calabria» e «Pro Calabria» del 1906, «La Gioventù» del 1907, «L'Arte Muta» e il «Nuovo Convito» del 1916.

E nel centenario anche della prima guerra mondiale, non mancano testimonianze sul conflitto, e i suoi giovani soldati, da parte dell'autrice dello struggente Mors tua (romanzo antibellico in tre giornate, ristampato da Garamond Edizioni della Sera), che costò il premio Nobel a Matilde Serao. Donna d'ingegno, e di cuore.